3 giorni senza soldi né cibo – L’inizio della Carretera Austral

Si torna in Chile, per percorrere la famosa Carretera Austral

Lascio dispiaciuto la casetta di Clara.
Una donna, davvero, dal cuore d’oro.
In pensione dopo una vita come insegnante di ginnastica a scuola, nella sua umile casetta composta da tre stanze, ha deciso di riservarne una soltanto ai viaggiatori, mettendoci un letto a castello.
Ho imparato tanto in questi due giorni con lei, a fare il pane ed i Mandala per esempio, ma mi ha insegnato molto soprattutto a livello umano.
Saluto lei e il suo cane per tornare sulla strada, oltrepasserò di nuovo la frontiera diretto a Futaleufu, di nuovo in Chile, in mezzo alle Ande che ormai mi accompagnano da migliaia di chilometri.
Il primo ad ospitarmi nella sua vecchia auto è Arturo, uomo sulla cinquantina, molto simpatico ma che, senza un motivo che io riesca a capire, viaggia con i finestrini chiusi ed un caldo infernale nell’abitacolo.
È un viaggiatore “a cavallo”, ha svolto tre grandi viaggi, il primo da 400 chilometri, poi da 600 e 1200.
Ne sta organizzando uno molto più lungo, la sua idea è quella di partire da Esquel e scendere fino a Rio Gallegos, raccogliendo un compagno di viaggio per ogni paesino attraversato.
Ha già tutto organizzato, arriverà a destinazione con altre 60 persone a cavallo.
L’intento è quello di unire in un’unica comunità gente di diverse parti dell’Argentina.
Unico.

Mi lascia a 10km dalla frontiera, si ferma in un paesino per andare a visitare gli alunni di una scuola dove aveva lavorato come bidello.
Sono in mezzo al nulla Patagonico, le Ande di fronte a me e tanta strada ancora da percorrere in questa stupenda regione.
Mi salva dall’insolazione una coppia argentina, della provincia di Chubut, ma della costa atlantica. Sono in vacanza a Trevelin e hanno deciso di fare una scappatella in Chile.
Viaggiano in un bus di quelli che portano gli studenti a scuola, fanno questo per lavoro nella loro città.
Chiacchieriamo del più e del meno, mentre mi offrono delle strane palline di pane ripiene di formaggio, non ricordo il nome ma non erano male.
Alla frontiera, come al solito, controlli senza fine da parte dei cileni.
Manco volessi entrare in Australia.
Pur di non buttarla, mi strafogo di frutta davanti agli scagnozzi della PDI (l’FBI cilena, per intenderci).
Non soddisfatti mi fanno svuotare lo zaino davanti a loro, aprendo ogni singola busta e sacchetto.
Poi, fischiettando se ne vanno, lasciandomi lì a risistemare tutto imprecando.
Anche stavolta ho resistito e non mi sono fatto arrestare urlando e sbattendogli in faccia le carote e il resto del cibo non confezionato di cui tanto hanno paura.
Ci separano solo 10 chilometri dalla piccola Futaleufu.
Il paesino è formato da piccole case di legno, con i tetti spioventi per permettere alla neve di cadere al suolo.
Mi invitano a pranzare con loro ed ordinano tre salmoni alla brace.

Ormai era da parecchi giorni che non mangiavo qualcosa di così buono.
Finisco in pochi secondi, e pensare che in passato ero sempre uno degli ultimi a finire di mangiare.
Aurora e Jesus sono molto cordiali ed educati, di piacevole compagnia.
Alla fine del pranzo, lui si alza dicendo di voler vedere i dolci al bancone, ma torna dopo aver pagato il conto dicendoci di andare.
Di nuovo l’ospitalità latinoamericana mi lascia senza poter dire altro che mille volte grazie.
Dopo un grande abbraccio, li saluto e mi dirigo verso la Laguna Espejo.
Una piscina naturale dove si specchiano le alte cime delle Ande, con questa giornata di sole è un paesaggio meraviglioso.

Nella piazza del paese si trova l’unico bancomat della città.
È fuori servizio.
Non mi sembra una tragedia, nonostante abbia solo 2’070 pesos in tasca (2€ e poco più).
Sono all’oscuro di quello che provocherà questo semplice incidente di percorso.
Mi dirigo verso l’uscita della città, dopo un ponticello vedo una coppia di ragazzi fare autostop.
Li raggiungo, rispettando la regola fondamentale del codice non scritto dei mochileros: mai mettersi a fare autostop davanti a chi è arrivato prima di te.
È una coppia israeliana, in viaggio dopo aver terminato il periodo di leva obbligatoria.
Anche loro hanno intenzione di raggiungere il primo paese sulla Carretera Austral: Villa Santa Lucía.
La Carretera Austral è una strada cilena lunga 1’200km che collega Puerto Montt a Villa O’Higgins, famosa per i moltissimi viaggiatori che la percorrono in autostop.
Ci facciamo compagnia nelle successive 3 ore, passano poche auto, nessuna si ferma.
Verso le 19 loro decidono di andare in un camping lì vicino, per passare la notte dopo la giornata di autostop deludente.
Io rimango un quarto d’ora in più, poi torno in centro.
Durante i miei giorni in Argentina, sono scaduti i 30 giorni a disposizione per registrare il telefono in qualche tipo di sito nazionale dei cellulare stranieri che vengono utilizzati in Chile.
Questo ha provocato il blocco di internet e rete mobile.
Il mio cellulare funziona solo con la wifi, nonostante io abbia una SIM cilena.
C’è una Wifi nella piazza principale della città, grazie ad essa riesco a contattare Carlos, pompiere di Futaleufu, attraverso CouchSurfing.
Mi risponde immediatamente, ci incontriamo e mi accompagna a casa sua.
Vive in una cabaña in affitto, ovvero un’altra casetta di legno, a due piani, piccola ma calorosa.
Deve andare ad una riunione di lavoro, così io inizio a preparare la cena e nel frattempo mi raggiunge la sua fidanzata.
Mentre chiacchieriamo, lui torna e mangiamo tutti insieme.
Carlos era il capo dei soccorritori a Torres del Payne, un parco naturale più a sud in Chile, eletto nel 2013 come ottava meraviglia del mondo.
Durante il periodo in cui ha lavorato lì un viaggiatore, proveniente da Israele, ha appiccato inconsapevolmente un enorme incendio nel parco.
Già ero al corrente dell’accaduto, ma non sapevo come si era sviluppata la vicenda, mi sono fatto spiegare e la questione è alquanto divertente.
Il visitatore, accampato all’interno del parco, dopo aver soddisfatto il bisogno primario di fare la cacca, si è pulito con della carta.
Fin qui, tutto bene.
È buona abitudine, per non lasciare residui inquinanti, bruciare la carta dopo essersi puliti.
Fin qui, tutto bene.
Il problema nasce quando il piccolo boy-scout poco esperto, dopo aver bruciato la carta, si gira e se ne va. Senza assicurarsi che la piccola fiammella si spenga.
Il problema diventa una catastrofe quando questa fiammella, spinta dal vento, provoca un gigantesco incendio in uno dei parchi più importanti del mondo.
Carlos, giustamente, mi racconta l’accaduto alquanto infastidito.
Mi dice anche, che se la polizia non avesse portato via lo sprovveduto turista, lui l’avrebbe volentieri fatto a pezzi.
La serata continua con i vari racconti di Carlos, è un tipo molto alla mano e parla molto.
Fare CouchSurfing in queste terre è diverso da come l’avevo fatto prima.
Qua le persone sono abituate a ricevere ospiti, ma in senso positivo.
Si salta senza problemi la parte dei convenevoli, di “cosa fai nella vita?”, “dove vivi in Italia?” ecc ecc.
In 5 minuti, io e Carlos eravamo amici di una vita, poi con il chiacchierare, bersi una birra e raccontare aneddoti, escono fuori anche le notizie basiche con le quali, di solito, si rompe il ghiaccio.
Il giorno seguente vado ad informarmi di prima mattina sui bus verso la Carretera Austral.
Ce n’è uno che parte alle 11, costa 2’100 pesos, poco più di 2€.
Mi dirigo verso la piazza principale, il bancomat è ancora fuori servizio.
Questo inizia ad essere un problema.
Piccolo memo: ho 2’070 pesos.
Carlos mi presta i 5cent che mi mancano per prendere il bus, ci salutiamo scambiandoci i contatti e me ne vado.

In un paio d’ore sono a Villa Santa Lucia, un paesino di 4 case in croce sulla Carretera Austral.
Ovviamente, neanche qui un bancomat.
Sono nel mezzo del nulla cosmico, con un panino e senza soldi.
Mi butto a capofitto sulla Carretera, sporgendo il dito disperatamente.
Il nulla.
Siamo più di 10 su un tratto di strada di nemmeno 200 metri.
L’asfalto scotta, non passa nessuno.
Mangio il mio unico panino rimasto.
Conosco due ragazzi cileni e chiacchieriamo nella desolazione di questo tratto di strada.
La Carretera Austral è stata in parte asfaltata negli ultimi anni dal governo in carica, fino a 2 anni fa era tutto sterrato.
È uno dei motivi di orgoglio più grandi di Piñera e compagnia, non che ce ne siano molti altri.
I due cileni rinunciano, tranquilli del fatto che passerà un bus alle 17.
Io non posso rinunciare, non posso pagarmi il bus.
Rimango sotto il sole, pensando ad una soluzione per questa situazione che inizia ad essere difficile.

Mi vengono in mente Clara ed i suoi Mandala.
Mi butto a terra e con foga tiro fuori lana e bastoncini.
Ne faccio tre, con i colori della bandiera cilena.
Nel frattempo mi raggiunge Roque, ragazzo messicano in viaggio da un anno e tre mesi.
Il suo viaggio è partito dalla sua terra natale e si concluderà a Ushuaia.
Decide di comprarmi un Mandala dopo che io gli ho spiegato la mia situazione.
1’000 pesos, è un inizio.
Mi muovo verso il centro del paesino, incontro i ragazzi cileni di prima, con altri viaggiatori, intenti a giocare a carte sotto un albero.
Mi comprano gli altri due Mandala.
Sono a 3’000 pesos, ma il bus dicono dovrebbe costare dai 5’000 pesos in su.
Ne faccio altri due, mentre mi offrono delle arachidi e me ne torno in giro a venderli.
Dopo qualche approccio poco efficace, incontro un gruppo di motociclisti che senza esitare mi porgono 2’000 pesos e si portano a casa il mio piccolo ricordo.
Sono esausto, non so se i soldi che ho saranno sufficienti, ma raggiungo i ragazzi all’ombra e mi riposo un po’.
Alle 16.45 ci spostiamo sulla strada per aspettare il bus.
5 minuti prima del suo arrivo, decido di attraversare la strada per chiedere in una caffetteria di riempirmi la borraccia di acqua.
Uscendo, vedo Roque sorridente intento a caricare lo zaino dentro una macchina.
Mi butto senza pensarci due volte, chiedendo alla coppia olandese se avessero un altro posto a disposizione. Ignaro della loro destinazione.
L’uomo è un po’ indeciso, la donna dice che se ci stringiamo, tenendoci gli zaini sulle gambe, ce la potremmo fare. Per Roque non c’è problema, proviamo e con estrema gioia si parte.
La coppia di Olandesi sulla cinquantina ci racconta che ha vissuto per 5 anni in Africa e Roque spiega un po’ come si sta finanziando il viaggio.

Offre servizi fotografici alle strutture ricettive, in cambio di una paga o di ospitalità per alcune notti.
È un’ottima idea, in questo o nel prossimo viaggio ci proverò anch’io.
Ci offrono delle patatine, le accetto volentieri arraffandole con abbondanti manate.
Arriviamo a Puyuhuapi, dopo 120km di strade a zig zag.
Ovviamente, neanche l’ombra di un bancomat.
Vista l’impossibilità di accampare liberamente, spendo 4’000 pesos per pagare il camping e con i soldi rimanenti compro del riso.
Mi siedo sulla spiaggia della laguna di fronte al camping, ammirando il tramonto.
Sono felice, nonostante domani sarò nella stessa situazione e dovrò fare autostop verso Coyhaique, l’unica cittadina più o meno grande da qui fino ad Ushuaia.

Rientrando in campeggio, Roque mi racconta che ha incontrato un ragazzo conosciuto nel pomeriggio, e che lui sarebbe disposto a pagarmi il bus per Coyhaique per poi restituirgli i soldi una volta arrivati.
Il bus parte alle 6 dell’indomani.
Che bello il mondo.
Conosco una ragazza che raccontando della sua giornata, dice di essere stata trasportata in autostop da un ragazzo diretto a Futaleufu in ritardo di 6 ore.
Quel ragazzo era l’addetto alla riparazione del bancomat.
Un minuto di silenzio.
Ceno con Roque, che mi offre un po’ di vino in cartone, il cugino cileno del Tavernello.
Sveglia alle 5, raccolgo la tenda e mi dirigo nella piazza del paesino, ad aspettare il bus.
La laguna illuminata dalla luce della luna mi regala uno spettacolo unico mentre cammino stordito e schiacciato dal peso dello zaino.
Conosco una coppia aspettando il bus, lei cilena lui inglese, si dicono disposti a pagarmi il bus se il ragazzo non si farà vivo.
Che bello il mondo parte 2.
Ma lui compare, si chiama Fernando, è brasiliano e viaggia da 10 anni vendendo collane e bracciali fatti a mano con perle e metalli.
Entro in bus e mi addormento, mi sveglio arrivato a Coyhaique, dopo 4 ore.
Andiamo insieme verso il primo bancomat, gli restituisco i soldi ringraziandolo e comprandogli anche un braccialetto.
Sarà il ricordo di questa esperienza.
Ho trascorso 3 giorni senza soldi e con un panino, se ci penso ora, con una tranquillità che lascia di stucco anche me stesso.
Non lo dico per vantarmi, bensì orgoglioso della scelta di vita che ho fatto.
L’ennesima conferma che questo viaggio è stata la scelta giusta, mi sta insegnando molto, soprattutto nelle difficoltà e nei problemi.
L’instabilità e l’incertezza mi fanno sentire vivo, e vivendo queste sensazioni mi sento in pace, mi sento libero.

Tommy

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