Buenos Aires – Parte 2

Ancora qualche giorno nella capitale

Hola a todos,

sono ancora a Buenos Aires, ma solo per un paio di giorni.

I fantastici ragazzi che mi ospitano mi hanno aiutato a buttare giù un itinerario per la “Recorrida del norte” dell’Argentina. Se riesco scriverò una pagina dove lo spiego un po’, nei prossimi giorni.

Prossima tappa, imperdibile, una delle 7 Meraviglie del Mondo Naturali: le Cascate dell’Iguazú!

Tornando a noi, in questi giorni sto girando Buenos Aires in lungo e in largo, per conoscere luoghi turistici e non.

Anzitutto ho visitato il quartiere La Boca, conosciuto da molti per la squadra più famosa del Sud America: il Boca Juniors.
Questo quartiere dalla fine del 1800 fu popolato soprattutto da immigrati genovesi, che gli donarono l’aspetto attuale.

Punto di riferimento de La Boca e meta turistica tra le principali di tutta Buenos Aires è Caminito, insieme di vie molto pittoresco infestato da turisti provenienti da tutto il mondo.
Da poco tempo restaurato com’era una volta, con colori accesi ed appariscente.
Sarebbe davvero stupendo, se non fosse per l’ammontare disumano di turisti e le strutture create appositamente per essi. Come bar e negozietti di souvenir davvero poco tipici.
Ho avuto la sgradevole sensazione di trovarmi in un parco giochi per tedeschi di mezza età in sandali e macchina fotografica, con il portafogli pieno, da svuotare comprando miniature di Maradona e piatti ad un prezzo proibitivo anche per il più benestante degli argentini.

Sono stato istruito anche sulla storia del Boca Juniors, squadra fondata dagli stessi genovesi abitanti del quartiere.
Non a caso i suoi tifosi vengono chiamati “Xeneizes”, questa parola deriva dal fatto che in genovese la città di Genova venisse chiamata “Zena”, i suoi abitanti “zeneixi”, che a Buenos Aires divenne appunto “xeneize”.
Almeno questo è quello che mi è stato raccontato.
Inoltre, un altro aneddoto molto curioso riguarda i colori del club. Infatti all’inizio questi dovevano essere rosso e bianco, subito proibiti ovviamente perché dell’eterna rivale del Boca, il River Plate.
In crisi, gli immigrati genovesi si affidarono al caso e decisero che la squadra avrebbe avuto i colori della nazione la quale barca sarebbe stata la prima ad attraccare al porto di Buenos Aires il giorno seguente. Quella nazione fu la Svezia e da lì in poi i colori dell’equipo più famoso d’Argentina furono giallo e blu.
Purtroppo non sono riuscito ad assistere ad una partita del Boca nel La Bombonera, lo storico stadio che mi dicono tremi da 30 minuti prima dell’inizio della partita ad un’ora dopo la fine. Il tifo argentino è differente da quello italiano, si canta, salta e balla per tutto il tempo, con tamburi e trombe a dare il ritmo.
A me è bastato assistere alla partita del Quilmes, squadra della città dei miei amici Argentini militante in Segunda División, per rendermene conto. Esperienza unica.

Per quanto riguarda la sezione cultura di questa piccola guida “Tommini-racconta-cose”, ho avuto il piacere di visitare il Museo di Bellas Artes di Buenos Aires e il Centro Cultural Recoleta, quest’ultimo mi ha colpito molto per gli spazi di co-working e condivisione culturale.

Ma la capitale argentina non è solo palazzoni, c’è anche moltissimo verde a colorarla, sono stato accompagnato in diversi parchi e giardini: il Rosedal de Palermo, enorme parco curato impeccabilmente; il Jardín Botánico, freschissima botta di vita nel mezzo di una giornata da 35°; il Jardín Japonés, giardino giapponese come qualunque altro nel mondo.

E per finire, il classico pippone sulla grande differenza tra ricchi e poveri in Argentina! So che era l’argomento più atteso.

Essendo un discorso che chiunque ha sentito almeno una volta nella vita l’avrei evitato volentieri, ma sono stato accompagnato in macchina a vedere le “Billas” (favelas) e l’esperienza mi ha colpito troppo per non parlarne.
Come mi hanno spiegato, Buenos Aires e l’Argentina intera sono divise in 4 differenti popolazioni:
– i ricchi, medici, avvocati, notai e politici. Che vivono nel centro città o in quartieri privati, recintati e con sicurezza privata appena fuori dalla città.
– i poveri, che vivono appunto nelle baraccopoli.
– altri due livelli nel medio, che possono variare dall’impiegato al piccolo imprenditore.

Quello che più mi ha colpito, però, è che ogni categoria disprezza quella inferiore.
Ho notato una triste similitudine con l’Italia, ovvero che il paese, in questo momento di crisi economica dovuta all’inflazione, si rifugi nell’odio nei confronti di un “nemico” comune. Per i ricchi sono tutti gli altri, per il resto sono gli abitanti delle favelas.
Non mi sento ancora abbastanza all’interno per poterne essere sicuro, ma questa è stata la mia impressione.

Fine del pippone.

Ultimo aneddoto per non terminare con la stessa leggerezza di Maradona in tempi odierni:
Qui l’usanza è di calcolare lo spazio in “Cuadras” ovvero lo spazio tra due vie parallele. L’equivalente di un isolato negli USA.
Una cuadra al quadrato si dice “manzana”(mela), non chiedetemi perché.

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