Il Perito Moreno – Ghiacciaio di 250km

Una enorme parete di ghiaccio alta 60 metri, che lascia senza parole

Lascio la casa di Diego Alejandro dopo qualche giorno di riposo.
Abbiamo condiviso molto, chiacchierato e cucinato asado insieme.
La stanchezza non se n’è andata, ma ormai la porto con me dopo tutto questo tempo in viaggio.
Il dolore al ginocchio continua ad accompagnarmi, quindi decido di prenotare un bus diretto a El Calafate.
14 ore di viaggio, 700km percorsi di notte da un autista fuori di testa, troppo veloce, troppo brusco.
Dormo poco e male, arrivo a destinazione più stanco di prima.
Mi fermo subito in ostello, per appoggiare la pesante mochila e stendermi a letto.
Domani, finalmente, andrò al Glaciar Perito Moreno, uno dei luoghi che attendo dall’inizio di questo lungo viaggio, uno dei motivi per cui ho scelto la Patagonia.
Il Perito Moreno è un ghiacciaio situato nel Parco Nacional Los Glaciares, terza riserva al mondo di acqua dolce.
Si estende per 250km quadrati (DUECENTOCINQUANTA CHILOMETRI QUADRATI), è lungo 30 chilometri, largo 5 sulla facciata ed alto 60 metri.
La particolarità sta nel suo essere in continuo movimento, avanza di circa due metri al giorno ed è dunque possibile assistere quotidianamente a cadute di grossi blocchi di ghiaccio.
El Calafate è la città più vicina ad esso, presa quindi d’assalto da migliaia di turisti.
Come in molte altre città qua in Patagonia, nulla si è salvato dalla morsa del commercio turistico.
Camminando per le vie della città si incontrano solo negozi di souvenir e ristoranti con prezzi esorbitanti.
I visitatori appena arrivati in questo continente, probabilmente non notano e non sono infastiditi da tutto ciò, ma una qualsiasi persona che ha avuto la fortuna di percorrere il nord argentino, può riconoscere con dispiacere uno degli unici aspetti amari del mio viaggio fin’ora.
Un esempio pratico: a Jujuy, estremo nord del paese, per un menù completo ho pagato 100 pesos (1.50€), qui per una maglietta made in China con una stampa fatta male, mi chiedono 3000 pesos (45€!!!!!!).
Non è una questione di soldi, anche fossero economici non entrerei mai nei ristoranti col cibo di plastica in vetrina.
Ciò che più mi da fastidio è essere trattato come una banconota che cammina, in un paese dove ho incontrato la popolazione più ospitale della mia vita.
Paesi abbattuti dal turismo, privati della propria anima, che invece risplende nelle periferie, dove i gauchos galoppano a cavallo indossando la Boina, il tipico cappello patagonico simile ad un basco francese.
La mia visita alla cittadina è quindi molto breve, per evitare di urlare contro i camerieri fuori dai locali che invitano i passanti ad entrare in 5 lingue diverse.
La Patagonia è qualcosa di meraviglioso per quanto riguarda l’immensità della sua natura, ma enormemente commercializzata nei centri abitati vicini ai punti di interesse più importanti.
Mi prendo un pomeriggio di riposo in ostello, facendo amicizia con gli altri ospiti e rilassandomi.
Gli ostelli economici sono sempre una certezza, non c’è possibilità di incontrare flotte di turisti europei con vestiti firmati, ansiosi di comprare peluches e magneti.
Il giorno seguente decido di provare a fare autostop verso il ghiacciaio, nonostante la receptionist dell’ostello me lo sconsigli.
“A El Calafate non sono molto amici dell’autostop, tutti i ragazzi che ci hanno provato si sono dovuti fermare una notte in più per andare in bus il giorno seguente”.
Sfida accettata.
Alle 9 sono già in strada, col pollice alzato ed il sorriso, nonostante i pochi gradi ed il vento.
Attendo all’uscita della città per circa mezz’ora, quando una vecchia macchina sgangherata accosta e mi fa cenno di salire. C’è un signore sulla sessantina al suo interno, che vive in periferia e sta tornando a casa dopo qualche commissione in centro. Mi avvicina di circa 5 km, mentre mi racconta delle sue origini italiane e della città dove nacque suo nonno, che non riesco a capire perché pronunciata in modo strano.

Mi lascia ad uno svincolo, mancano ancora 70km al ghiacciaio, fa freddo e mi sono allontanato dalla stazione degli autobus.
Se nessuno mi caricherà, sono fregato.
L’attesa è lunga, passa mezz’ora, passa un’ora.
Inizio a pensare di aver fatto una cazzata, ma come sempre, la bella gente argentina mi smentisce ed ecco una macchina che accosta per me.
Al suo interno Miguel ed Alejandro, con la loro madre Mabel.
La famiglia è di Salta, nord argentino, ma da 6 anni i due fratelli si sono trasferiti qui per lavoro.
La madre è in visita ed hanno deciso di accompagnarla al Perito Moreno.
Miguel è molto curioso, mi chiede dell’Italia, dell’Europa, del Vaticano e della chiesa.
Sono molto credenti, quindi particolarmente interessati al Papa argentino.

Dopo 40km arriviamo all’entrata del Parco Nazionale Los Glaciares, da qui 30km di strada stranamente asfaltata mi dividono da qualcosa che aspetto da più di 10’000km.
Uno zig-zag che sembra infinito, ogni volta che la vista si apre, cerco di sbirciare tra le montagne, sono in trepidazione.
Lo intravedo, fare capolino tra due montagne, ma solo di sfuggita.
Ci fanno parcheggiare a valle del percorso con vista panoramica, dovremo prendere una navetta che ci porterà su.
L’attesa continua, è straziante.
Aspettiamo il bus.
Saliamo sul bus.
Scendiamo dal bus.
A 100 metri c’è la prima terrazza che da sul ghiacciaio.
Mi avvicino lentamente, ho paura che una mia sindrome di Stendhal personalizzata mi prenda d’assalto.
Mi affaccio.
Sgrano gli occhi, pelle d’oca.
È incredibile.
Un’immensa muraglia luccicante si stende davanti a me.
Resto di stucco, senza fiato, senza parole, coi brividi.
Mi appoggio alla ringhiera e cerco di razionalizzare.
Nessuna foto vista precedentemente poteva minimamente rendere l’idea.
È qualcosa di indescrivibile, attraverso immagini o parole.
Una enorme nuvola bianca, che appare soffice ed indistruttibile allo stesso tempo.
Inizia con una parete di ghiaccio alta 60 metri, la fine non è visibile all’occhio umano.
Il ghiacciaio si apre in più biforcazioni e si perde tra le montagne a chilometri di distanza.
Scendo giù per la passerella, dove si alternano diversi punti panoramici, sempre più vicini.
Arrivo a quello principale, davanti all’imponente parete frontale.
Enormi blocchi di ghiaccio a punta, si tendono verso il cielo e sembra riescano ad infilzarlo.
Questa meraviglia della natura infonde quasi timore, la sua maestosità lascia attoniti.
Il fatto che sia fermo, a differenza delle Cascate di Iguazú, trasmette ancora più fierezza e solennità.
Non tarda molto a sottolineare a tutti i presenti la sua potenza.
Mentre sono lì che lo ammiro, un blocco di ghiaccio di circa 30 metri di altezza, si stacca dalla parete frontale precipitando in acqua.
Un rombo assordante oscura la vallata, mentre l’impatto con l’acqua provoca un’enorme onda che si va a perdere nel lago.
Resto, di nuovo, a bocca aperta.
La natura è, ancora, una cosa meravigliosa.
Le nuvole si appoggiano sulle cime delle montagne che abbracciano il ghiacciaio, l’acqua brilla, piena di sedimenti e minerali.
Uno spettacolo che resterà nella mia memoria per sempre.
Bianco accecante e turchese si alternano tra le pareti più vecchie e quelle appena rivelate da una nuova caduta.
Le splendide acque del lago vengono navigate da enormi blocchi di ghiaccio, che paragonati all’enormità del Perito Moreno, sembrano soffici nuvolette galleggianti.

L’aria è gelida, il forte vento proviene dalle montagne alle spalle del ghiacciaio, ed attraversandolo crea un effetto aria condizionata che paralizza viso e mani.
Ovviamente ho dimenticato i guanti in ostello, quindi scattando le foto con la macchinetta perdo quasi l’uso delle mani.
Come ormai ogni meraviglia naturale ai giorni nostri, anche il Perito è vittima del riscaldamento globale, che gli ha causato un restringimento dello spessore di ben 14 metri negli ultimi due anni.
È molto triste pensare a come la natura crei questi spettacoli e l’essere umano sia solo capace di distruggerli o posare per le foto dandogli le spalle
Continuiamo a camminare sulla passerella mentre i miei nuovi amici mi spiegano che i piccoli frutti sulle piantine tutte intorno si chiamano Calafate, come la città più vicina.
Finiamo il tour e ci fermiamo sulla riva del lago, a bere un mate con delle empanadas salteñas fatte da Miguel. Mi ero dimenticato di quanto fossero buone.
Anche a centinaia di metri di distanza, adagiati sulla superficie del lago, galleggiano i blocchi di ghiaccio che recentemente hanno abbandonato la parete del ghiacciaio.
Torniamo alla macchina quando ci rendiamo conto dell’orario.
Miguel conosce un ragazzo che guida la barca che costeggia la parete del Perito Moreno, disposto a farci salire gratuitamente.
Purtroppo, però, c’è stato un malinteso sull’orario ed arriviamo al molo giusto in tempo per veder salpare la barca senza di noi.
Sarebbe stato bello, ma in ogni caso questa meraviglia di ghiaccio non abbandonerà facilmente i miei pensieri.
Tornati in città, mi dirigo subito al terminal degli autobus ed acquisto un biglietto del bus per il giorno seguente.
Si torna di nuovo in Chile, direzione Puerto Natales.
Lì mi aspetta Torres del Paine, parco nazionale eletto ottava meraviglia del mondo.
Sono contento, il Perito Moreno, che era una delle uniche tappe prestabilite del mio viaggio, ha superato enormemente le aspettative.

Tommy

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2020-02-07T12:05:02+01:00