La Ruta de los 7 Lagos fino a Bariloche – 400km in autostop.

Da Pucón a Bariloche, l’inizio della Ruta 40

Sono partito da Pucón per avviccinarmi alla frontiera argentina e dopo solo qualche km di cammino sono stato caricato da un ragazzo, Alvaro, studente di architettura, che mi ha portato fino a Curarreue percorrendo la Ruta 199.
Passiamo una buona mezz’ora a chiacchierare delle differenze tra Europa e Chile, spaziando dal sistema di studi alla facilità con cui si fa autostop.
Qui infatti la pratica è all’ordine del giorno, mi racconta che la maggior parte degli studenti, appena ha un periodo di pausa, prende la “Mochila” e parte alla scoperta del proprio paese.
Mi lascia all’uscita del paesino, vicino ad una fermata del bus.
Ormai sono inarrestabile, faccio autostop anche col bus, che mi lascia al capolinea prima di tornare indietro.
Mi trovo all’inizio del parco nazionale El Lanín, che prende il nome dal vulcano più grande della zona.
Passano pochissime macchine, ad andatura molto veloce, è difficile che qualcuno mi carichi.
Il paesaggio è magnifico, sono circondato dalle montagne, le imponenti cime rocciose vengono accarezzate dal sole. Assenza totale di qualunque segnale, internet o chiamate, ormai da qualche ora del mio percorso.

Passa una coppia di signori a passeggio, li saluto ed iniziamo a chiacchierare per poi continuare la passeggiata insieme.
Lui argentino, lei cilena, sono da poco in pensione e si sono trasferiti su queste montagne.
Perdendoci in chiacchiere scendiamo fino alla loro casa, tutta di legno costruita da lui, dove mi invitano ad entrare per rinfrescarmi e bere una birra.
Condividiamo sulle nostre vite e sull’amore per il viaggio. Lei è un’amante delle escursioni in montagna, ha scalato più volte il Lanín e mi racconta con gli occhi che brillano de Las Torres del Payne, Parco nazionale tra le meraviglie del mondo che raggiungerò più a sud.
Scendo al fiume, a pochi metri dalla casa, accompagnando Javier a pescare.

La casa è stupenda, il salotto ha finestre enormi che danno sul prato intorno e sulle montagne, sembrano giganti quadri.
Rientrando, con una naturalezza che mi lascia senza parole, mi informano che io avrei dormito su un letto in soggiorno, indicandolo.
Neanche avevo chiesto loro ospitalità.
Mi è stata offerta.
Mi sono quasi commosso.
Ringraziandoli, come mio solito mi offro di cucinare e loro mi informano del loro amore per il pesto.
Avendo già tutti gli ingredienti in casa, mi metto subito in azione.
È davvero stupendo quando in pochi minuti, senza nessuna forzatura, senza chiedere, ti trovi a svolgere azioni quotidiane in casa di persone appena conosciute, dall’altra parte del mondo, come fossi parte della famiglia.
A casa c’è anche la dolce nonnina, madre di lei, con cui scambio una piacevolissima chiacchierata.
Il pesto viene molto buono, sarà per il tocco speciale dello chef: un pezzo di dito che mi affetto e mi perdo in mezzo agli ingredienti.
Le persone che mi circondano mi fanno sentire fortunato, sto vivendo e viaggiando in piena condivisione.
I luoghi che attraverso sono solo una piccola parte del mio viaggio, le persone, quelle si, mi stanno riempiendo il cuore.
In fondo era quello che speravo, un viaggio così, circondato dalla gente del posto. Qualcosa di diverso da quello fatto fin’ora in Europa, qualcosa che solo in questa fantastica terra è possibile.

Il mattino seguente mi sveglio in paradiso.
Apro gli occhi e sono circondato da montagne e fiumi, in una casina di legno.
Javier è già fuori che pesca e taglia legna, io vado ad aiutare Valentina a prepara la colazione e poco dopo ci raggiunge anche la nonnina.
Preparo lo zaino, saluto con un po’ di tristezza le donne di casa e mi dirigo di nuovo sulla strada, accompagnato da Javier.
Non passano neanche 5 minuti, lo giuro, e già una macchina è ferma davanti a me.
Ancora una volta sono sorpreso.
Una coppia di argentini con l’auto piena di roba mi fa spazio e mi invita a salire.
Sono di ritorno da qualche giorno di vacanza in Chile, i bagagli fanno pensare ad un trasloco.
Saliamo la cordillera fino alla dogana.
Qui rischio di essere rifiutato perché senza un indirizzo di destinazione. Probabilmente faccio pena al poliziotto che mi lascia passare.
Il passo fronterizo è meraviglioso, in mezzo a montagne e vulcani.
Si guida su una strada sterrata di colore grigio scuro, con alberi a dividere le carreggiate.
Perdo la parola ed ammiro il paesaggio.
Mi lasciano a pochi km da Junín de los andes, passa qualche minuto e 3 ragazzi su di una specie di doblò mi caricano fino al centro città.
Il paesino è molto piccolo ma carino, mi stendo sul giardino della piazza principale.
Inizio a preparare il mio panino con prosciutto e pomodori seduto in terra, quando si avvicina un uomo sulla 40ina chiedendomi se mi avanza qualcosa. Lo invito ad unirsi a me e dividiamo.
Si chiama Millaluan, fa parte di una comunità Mapuche a 80km piu a nord. Mi spiega qualcosa sulla comunità Mapuche, ma parla davvero veloce e strano, capisco quasi nulla. È molto simpatico e disponibile, mi chiede se sarei tornato in Europa via terra.

Dopo che il mio amico se ne va, mi avvio verso il fiume per campeggiare.
Ho bisogno di un po’ di solitudine, per assimilare tutte le fantastiche avventure vissute negli ultimi giorni.
Trascorro la serata a pensare e scrivere il mio diario.
Mi sveglio col rumore del fiume e, dopo una colazione a base di banana e pane, mi dirigo di nuovo sulla strada.
Oggi la destinazione è San Martin de los Andes, un paesino molto popolare e turistico accanto al lago Làcar.
Lì inizia la Ruta de los 7 lagos, un percorso che mi è stato raccontato da moltissimi viaggiatori, che si snoda appunto attraverso 7 grandi laghi.
Passo più di 2 ore ad aspettare sotto al sole cocente che qualcuno mi accolga nella sua auto.
Niente.
Mi sposto vicino ad un semaforo, così da incontrare auto a più bassa velocità.
Conosco una coppia di ragazzi di Junín, anche loro col pollice alzato in direzione San Martin.
Finalmente si ferma una macchina, ma ha un solo posto, quindi salgo io salutando la coppia.
Alla guida c’è Javi, mentre l’altro passeggero è un mochilero come me, di Buenos Aires, fa il giocoliere e si chiama Esteban.

Scendiamo entrambi a San Martin e lui mi offre un panino prima di raggiungere la piazza principale.
Ci stendiamo su un prato per riposare le nostre schiene distrutte dagli zaini e decidere il da farsi.
Lui decide di continuare in autostop per allontanarsi dalla città che in effetti ci sta cacciando, considerando i prezzi da turisti di ogni cosa.
Ci salutiamo scambiandoci i contatti.
Io faccio una spesa abbondante per i prossimi giorni di accampamento sui laghi e mi avvio verso la spiaggia della città.
Il luogo è molto suggestivo, con la vista del lago e la ruta 40 che si arrampica al lato scomparendo dietro le montagne.
Decido di allontanarmi anch’io, cercando una spiaggia più tranquilla e meno turistica ai bordi del lago.
Mi fa salire in macchina Matthew, originario di New York che vive a Buenos Aires, a bordo di una Fiat.
Mi accompagna fino alla Playa Catritre, secondo il tipo dell’ufficio del turismo, dovrei riuscire ad accampare liberamente, poco prima dell’entrata del camping con lo stesso nome della spiaggia.
Faccio un giro lì intorno ma non c’è nessuna entrata al lago, se non quella del camping.
È un parco naturale, quindi è permesso campeggiare solo nei siti abilitati, rischierei una grossa multa quindi decido di andare in campeggio.
Dopo aver montato la tenda, è già l’ora del tramonto e mi siedo in spiaggia a mangiare un panino ed ammirare lo spettacolo davanti a me.
Il sole scompare lentamente dietro le montagne, con il rumore dell’acqua che lo accompagna.
Passo più di un’ora in silenziosa contemplazione, pace e tranquillità dopo una giornata sull’asfalto e sotto il sole.

Sveglia nel freddo polare del Lago, il tempo non è dei migliori. Nuvoloso, grigio, ma l’effetto che questo ha sul lago è stupendo.
L’acqua luccica di un blu scuro, dato dalla luce bianca del sole attraverso le nuvole.
Mangio il mio pane e banana sulla riva del lago, crepandomi di freddo pur di ammirare lo spettacolo.
Poi raccolgo su le mie cose e dei ragazzi dei campeggio mi accompagnano fino alla cima della montagna dove si trova la mia cara Ruta 40.
Li, tiro fuori il mio pollicione, armato di pazienza mattutina.
Fa freddo, il vento Patagónico sí fa già sentire, ieri sudavo con una magliettina, oggi sono con felpa e giubbetto.
Per fortuna dopo circa un quarto d’ora si ferma una macchina, apre lo sportello un signore biondino e sorridente. Mi fa cenno di salire mentre mi avverte che non parla spagnolo.
Si chiama Alexander, detto Sasha, e sul sedile del passeggero c’è Kate.
Sono neo-sposi proveniente da Mosca, in luna di miele in Argentina!
Devo spolverare il mio inglese, ormai quasi dimenticato a causa di tutto questo spagnolo.
Sono diretti a Bariloche dopo una giornata a San Martin de los Andes, ha inizio una lunga chiacchierata che faticherà a fermarsi.
Intanto inizia a piovere, mi hanno salvato giusto in tempo.
Facciamo moltissime fermate lungo il tragitto, ad ogni mirador del percorso dei 7 laghi.
Lui lavora per un’azienda informatica tedesca, lei per una che produce contenuti televisivi. Entrambi a Mosca.
Sono super simpatici, parliamo davvero un sacco.
La Ruta de los 7 Lagos è qualcosa di indescrivibile, paesaggi che lasciano senza fiato, enormi laghi luccicanti protetti dalle maestose montagne delle Ande.

Tra uno stop e l’altro arriviamo a Villa La Angostura, li ci fermiamo e mi invitano a visitare insieme a loro il parco naturale della città.
Al nostro ritorno alla macchina, decido di seguire la “buena onda” russa e di accompagnarli fino a Bariloche.
Villa la Angostura, come San Martín de los andes, è piccola e molto turistica.
Non è quello che cerco e decido di farmi bastare il breve tour in macchina.
Dopo 80 km che passano in un lampo chiacchierando, arriviamo in città, li aiuto con la lingua nel loro hotel e ci salutiamo.
Notte in ostello stavolta, la mia schiena non ce la fa più.
Il giorno seguente visito un po’ Bariloche, davvero bella, con una stupenda passerella sul lago.
Contatto Fernando, amico dei miei amici di Buenos Aires, che si offre di ospitarmi nella sua casetta di legno poco lontano dal centro.
Trascorro qualche giorno di riposo, è tornata la tendinite al ginocchio che mi ha torturato durante il Cammino di Santiago.
Spero di tornare presto sulla strada.

Tommy

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