Salta

Un po’ più giù, ma sempre al Nord

Il mio arrivo a Salta, provincia a sud di Jujuy, è a dir poco traumatico.
Scendo dal bus, percorro 100 metri e la macchina fotografica si fracassa per terra.
Il marsupio si è aperto autonomamente gettandola schifato sull’asfalto.
Io incredulo la fisso.
Due stronzi mi guardano urlando “uuuuuh”.
La raccolgo.
L’obiettivo è rotto.
Voglio morire.
La ricaccio nello zaino a suon di peccati.
Riprendo a camminare a suon di peccati.

Per fortuna l’accoglienza in città è una delle migliori che io abbia mai ricevuto.
Lucia e Pablo sono i genitori di intercultura di una mia cara amica maceratese, lei è stata gentilissima a contattarli avvertendoli del mio arrivo. Loro, hanno subito dato disponibilità per ospitarmi.
Mi ricevono nell’ufficio di Pablo e subito mi sento coccolato. Si interessano al mio problema, cercano modi per risolverlo.
Abitano a San Lorenzo, un paesino arrampicato su una piccola montagna al lato di Salta.
Mi offrono una camera tutta mia, quella dove la mia amica ha vissuto per un anno.
Poi ceniamo insieme e si crea subito un gran rapporto.
Il giorno seguente mi scarrozzano qua e là cercando un negozio dove poter riparare la mia fotocamera. L’unico in tutta la città che offre il servizio mi chiede 80€, un’enormità per i prezzi del luogo. Credo proprio che mi abbiano fatto un prezzo da italiano all’estero. Me lo merito. Chissà quanti stranieri vengono fregati in Italia. Dopo un po’ di contrattazione arrivo a 70 e accetto.
In qualche giorno sarà pronta.
Sospirone di sollievo.

Il resto della giornata lo trascorro passeggiando tra le vie di Salta.
La città ha circa 500mila abitanti ed è la capitale della provincia che da essa prende il nome.
Le province argentine sono come le nostre regioni e dividono il paese in 23 macro aree.
La capitale appunto, è stata costruita nel mezzo di due catene montuose: ad est la Cerranía de San Bernardo, ad ovest la Precordillera.
Quindi essa si sviluppa molto in lunghezza e poco in larghezza.
Molto in lunghezza e poco in ampiezza.
‘Nsomma, ce siamo capiti.
È un rettangolo con la base enorme e l’altezza minuscola.
O viceversa.
Tanto l’area resta sempre e comunque base per altezza diviso due.
C’hai creduto eh.
Lo so, è senza il diviso due, fai poco la/il professorina/o.

Mi nutro di empanadas, due o tre ogni paio d’ore è il segreto perfetto per non morire di fame ed essere appagati costantemente. Le empanadas salteñas sono famose in tutta l’Argentina, più piccole di quelle che si fanno nel resto del Paese. Anche più buone.
Sono ripiene di carne di vacca ed un misto di cipolla, peperoni, patate e spezie.
Il tutto in un panzerottino al forno, croccante, di una decina di centimetri.
Sublime.

Le cene le trascorro con l’ospitalissima coppia, spaziando molto negli argomenti di discussione. Ci accomuna l’amore per il viaggio: con i loro 5 figli, ora a Buenos Aires ed in Europa a studiare, hanno visitato gran parte del Sud America e dell’ Europa.

Il giorno seguente è dedicato alla cultura, quindi ai musei.
Il primo è quello di Antropologia, situato sul Vetro San Bernardo, una delle montagne che circondano la città.
Piccolino, con molti reperti e poche spiegazioni. La cosa più interessante è l’architettura, infatti è stato costruito imitando gli edifici dell’epoca preispanica. Caratterizzati da ampie stanze con soffitti bassi e grandi terrazze.
Scendo dalla montagna per tornare in centro, pausetta empanadas e via al Museo di Archeologia di Alta Montagna.
Questo è davvero davvero davvero interessante, racconta dell’epoca Incaica fino all’arrivo dei conquistadores spagnoli.
Gli Inca veneravano i grandi elementi della natura, come gli astri, il sole e la luna.
Offrivano sacrifici alle proprie divinità e più l’offerta era generosa, più lo sarebbe stata la ricompensa.
Quindi che facevano ‘sti grandissimi egoisti?! Offrivano la vita dei propri figli.
Questo accadeva in templi ad altitudini molto elevate, cosa che ha permesso il mantenimento in perfette condizioni dei corpi dei bambini. E poi il loro il successivo ritrovamento.
Sono quindi esposti i corpi dei bambini, con ornamenti e nelle posizioni del sacrificio.
Attualmente grazie alla tecnologia è possibile riprodurre le stesse condizioni dei templi incaici.
Davvero davvero davvero impressionante.

Nei giorni a seguire compio diverse escursioni al fiume che scorre vicino la casa, accompagnato dai 2 cani della famiglia, che mi fanno strada e compagnia.
Mi perdo nella natura incontaminata fino ad arrivare alla Quebrada di San Lorenzo, dove conosco un artigiano che da ben 30 anni fabbrica a mano selle per cavalli incidendo la pelle delle vacche.
Passo giorni molto tranquilli, pensando, al fiume, e parlando moltissimo con la famiglia che mi ospita.

Faccio anche una piccola gita a Cafayate, città ad ovest di Salta.
Patria del vino, il territorio che circonda la città mostra solo infiniti vigneti, mi ricorda molto la vendemmia fatta qualche mese fa in Borgogna.
Visito il piccolo museo del vino della città, per poi cenare con una decina di empanadas, tanto per cambiare, questa volta accompagnate dal vino locale ovviamente.
Sembrerebbe un bellissimo racconto, se non fosse che le empanadas mi provocano un mal di stomaco inenarrabile. Passo il giorno seguente a soffrire lungo sul prato della piazza principale e la sera me ne ritorno a Salta.
Grazie Cafayate.

Come al solito concludo con qualche simpatico aneddoto.

In Argentina, qualunque cosa passa per Buenos Aires. Per mandare in assistenza la mia macchinetta, avrei dovuto spedirla a Buenos Aires. La posta, qualunque sia la destinazione, passa per Buenos Aires. Se cerchi lavoro, vai a Buenos Aires. Le migliori università sono a Buenos Aires.
Quindi, Lucia mi ha svelato un famoso detto locale: “Dio è ovunque, ma riceve a Buenos Aires”.

Il secondo fatto che reputo divertente è che qua, quando ringrazi, non rispondono “de nada” o “no te preocupes”. Bensì ti urlano dietro “NOOOO POR FAVOOOOOR!!!”, come a dire che non è necessario ringraziare, che è un piacere.
Inutile dire che le prime volte la mia reazione è stata sgranare gli occhi e assumere un’espressione da “ma che cazzzzz”.

Finiamo con una cosa seria stavolta va.
Rimango sempre più colpito dalla naturalezza con cui le persone mi aiutano, mi ospitano, mi stanno vicino e fanno qualunque cosa per me. Dalla famiglia di amici a Buenos Aires a quella che mi ha ospitato qui a Salta. Sono genuinamente interessati e si attivano affinché io possa stare bene e conoscere la loro terra.
Sono talmente ospitali che mi sento a disagio ringraziandoli.
Non è facile descrivere la sensazione, ma è come se vivendo con i tuoi genitori, li ringraziassi ogni volta che ti danno da mangiare. Ovviamente sei grato di quello che fanno per te. Ma è ormai un’abitudine, quindi fa strano ringraziare.
Grazie a chi mi ha ospitato ho sentito la stessa spontaneità, sembrava mi conoscessero da una vita e fosse normale farlo.

Grazie Argentina, a presto.

A noi due, Cile!

Tommy

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2019-12-18T13:44:12+01:00