San Pedro de Atacama

Nel mezzo del deserto di Atacama

Dopo 11 ore di viaggio in bus, passando per la dogana cilena che mi tiene 2 ore in piedi in dormiveglia per i controlli, sono in Chile!!!
Mi accoglie San Pedro de Atacama, città nel nord del Chile, nel mezzo di un altopiano andino.
È famosa perché base perfetta per visitare l’infinità di punti di interesse intorno a lei.
Non solo vicinissima al deserto di Atacama, offre anche paesaggi con pianure di sale, vulcani, geyser e sorgenti termali.

Il Pucará de Quitor

Appena arrivato, mi sistemo in un ostello e poi me ne vado a fare un’escursione verso il Pucará de Quitor.
Una costruzione preincaica a 3km dalla città, formato da pietre che si arrampicano sulla montagna come una fortezza, con un muro difensivo perimetrale.
È un monumento nazionale della Repubblica del Chile.
All’ostello mi consigliano di prendere una strada che mi permetterà di non pagare il biglietto di ingresso. Così decido di provare, dopo una camminata di circa 40 minuti vengo bloccato da un signore che dalla cima della montagna mi urla di tornare indietro. Bene, sgamato. Torno indietro per circa 500 metri ed incontro un altro sentiero, che porta ad un’altra montagna e ad un altro punto panoramico. Dopo venti minuti sono sulla cima e la vista è spettacolare, con il vento fortissimo che mi sposta pericolosamente.
Ho ancora tempo prima che il sole tramonti, quindi decido di fare un secondo tentativo per raggiungere la vetta del Pucará de Quitor, stavolta passo per un ulteriore sentiero illegale e tutto va per il meglio. Riesco a ricongiungermi con il cammino principale dopo circa 10 minuti di scalata tra piccole rocce e terra friabile.
Inizio la salita.
Il percorso è già di per sé uno spettacolo, sono contornato da montagne e, sullo sfondo, dai vulcani cileni.
Raggiungo la cima e la vista è incredibile.
Sono sulla punta della montagna più alta, quindi riesco a vedere a 360° tutto il paesaggio circostante.
Resto lì seduto ad ammirare lo spettacolo almeno un’ora. Il sole piano piano scompare dietro le prime vette, alte e di pietra molto scura. Nel frattempo, al lato di queste, un altro raggruppamento di montagne, più basse e di colore più vicino al rosso, vedono la propria valle cadere nel buio.
È tempo di tornare prima che sia notte fonda ed io non riesca più a ritrovare il sentiero.
Saluto questo fantastico dipinto e mi giro per andarmene, ma rimango pietrificato.
Davanti a me l’ennesimo spettacolo da togliere il fiato, ammaliato dal sole che scendeva, non mi ero accorto di quello che stava succedendo alle mie spalle.
La luna piena stava facendo capolino dalle montagne, mentre dall’altra parte il sole ancora non era scomparso del tutto.
Mi sono trovato costretto a fermarmi di nuovo, fregandomene dell’arrivo del buio, per ammirare quello che mi sembrava un miracolo della natura.
Chi mi conosce bene e mi ha sentito raccontare a voce tutto ciò, sostiene che fossi in estasi.
Tornato in me ricomincio la discesa, con la luna che, ormai sopra le montagne, viene perfettamente incorniciata da archi in pietra sulla mia strada.
Fortunatamente il ritorno al buio, sempre considerando che sono qui a raccontarlo, va per il meglio e arrivo all’ostello entusiasta.

La Quebrada de Chulacao e la Valle de la Muerte (o di Marte)

Il giorno seguente decido di affittare una bici e tento un’escursione.
Ovviamente non prendo in considerazione che qua siamo in mezzo al deserto e che il sole non è esattamente “come quillu de Citanò”, quindi inizio il mio fantastico tour a mezzogiorno.
La prima meta è la Quebrada de Chulacao (o Quebrada del Diablo), distante circa 8km dalla città. Questo è un canyon naturale che offre un bellissimo cammino in mezzo alle sue alte rocce rosse.
Un’ora di pedalata, immerso completamente in questo ambiente.
A fine cammino devo lasciare la bicicletta per arrampicarmi su una piccola altura che offre una prima prospettiva di tutto il canyon.
Ancora una volta mi fermo ad ammirare lo spettacolo, nonostante il sole mi stia bruciando il cervello.
Decido di non tornare in città ma dirigermi direttamente verso la Valle de la Muerte, una formazione di montagne e sabbie nel mezzo della Cordillera de la Sal.
Per raggiungerla devo pedalare 3 km, bazzecole se non fosse che è necessario scavalcare una collina, la salita mi uccide.
Arrivo all’entrata completamente sudato, ma decido di percorrere subito i 3km all’interno della riserva per raggiungere il centro.
Decisione pessima, il cammino è di sabbia, la bici non cammina. Sono costretto a spingere la bici, tirandomela dietro, per la maggior parte del tempo.
La lascio e continuo a piedi per circa un km in salita per arrivare al punto panoramico.
Lì scopro che, senz’altro, ne è valsa la pena.
Si estendono montagne alla mia destra, un’enorme duna alla mia sinistra e l’imponente vulcano Licancabur a fare da sfondo.
Decido che, davanti a questa meravigliosa cornice naturale, è ora di consumare il mio pasto giornaliero: una banana e 7 taralli.
Sì sono un coglione.
Ma ero psicologicamente forte della mia acqua con magnesio, quindi non ho pensato di portare altro da mangiare.
Sìsì, resto un coglione.
Al mio ritorno mi improvviso anche ciclista professionista, buttandomi a 100 all’ora nel percorso all’indietro per non permettere alla sabbia di risucchiarmi.
Va più che bene.
Arrivo a San Pedro de Atacama stremato, senza energie né liquidi.
Vado a dormire per almeno 15 ore… ah no domani si va ai Geyser del Tatio, partenza alle 5 di mattina!

Bacini con le labbra screpolate dal sole desertico,

Tommy

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2019-12-21T21:59:48+01:00