Torres del Paine – L’ottava meraviglia del Mondo

Uno dei parchi più famosi al Mondo, nel cuore della Patagonia Chilena

Arrivo a Puerto Natales di sera, dopo un lungo viaggio in bus con i soliti controlli alla frontiera cilena.
Mi appoggio in un ostello per non disturbare a quell’ora il ragazzo che mi ha dato la sua disponibilità su CouchSurfing.
La mattina seguente la dedico ad un giro per la piccola cittadina, molto turistica per la sua vicinanza a Torres del Paine, parco naturale più importante del Chile e tra i più importanti al mondo.
Passeggio(si fa per dire) sulla costa, il vento è di una potenza indescrivibile.
Fronteggiando il mare, sono costretto a camminare piegato a 45 gradi, come stessi scalando una montagna, per la forza con cui il vento mi spinge indietro.
Ma il vero problema è quando il vento arriva lateralmente e sono costretto a tenermi stretto a qualunque appiglio per non finire in mezzo alla strada.

La situazione è parecchio divertente, incrocio persone che per ogni passo in avanti, ne fanno tre lateralmente spinte dal vento.
Scoprirò più tardi che la velocità a cui si muove oggi è di 98km orari.
Qua, però, sono abituati ed amano il vento, così gli hanno addirittura dedicato un monumento.
Esposto sulla costa, raffigura due sagome umane che volano libere spinte da questa forza naturale.
Mi fermo in un piccolo ristorantino tipico, dove mangio una deliziosa zuppa di lenticchie, accompagnata da un brodo di pollo e ananas (immerso nel latte, me ne pentirò) per completare.
Dopo pranzo mi contatta il mio couch e lo raggiungo a casa sua.
In un attimo, mi sembra di essere nella mia vecchia ed amata casa Torinese.
Il disordine regna sovrano, c’è lui, il suo coinquilino, 2 suoi amici di Santiago e una coppia di ragazzi anche loro in CouchSurfing. Lei è brasiliana, lui cileno, si sono conosciuti un mese fa e stanno continuando il viaggio insieme.
Trascorriamo il pomeriggio chiacchierando, mi sento a casa.
Nel frattempo il proprietario di casa riceve clienti ai quali taglia i capelli.
Ha chiuso il suo negozio un mese fa ma continua a svolgere il suo lavoro per i più fedeli.
A mezzanotte decidiamo, intelligentemente, di fare la pizza. Tutti all’opera come una vera squadra ed alle 2 siamo a tavola. Il pasto è accompagnato da Piscola, un cocktail tipico cileno a base di coca-cola e Pisco, un distillato di vino.
Tra chiacchiere e risate si fanno le 4 ed io me ne vado a letto.
Mi sveglio alle 10 della mattina seguente e sento della musica in salotto. Apro la porta e la situazione è surreale, sono ancora lì, come 6 ore prima, a chiacchierare e bere. Non hanno dormito. Faccio colazione divertito e mi unisco alle chiacchiere.
Esco per fare una passeggiata e mi stendo sul prato della piazza principale ad ascoltare musica.
Tornato a casa cerchiamo di organizzare l’escursione del giorno seguente a Torres del Paine.
Troviamo un auto da affittare e si va a fare la spesa per le provviste.
Nel frattempo arrivano 4 ragazzi di ritorno da un trekking di 5 giorni al Parco Naturale ed una coppia appena arrivata in città.
Siamo 13 in casa, di cui 9 in CouchSurfing.
A disposizione ci sono 2 camere singole e un divano. La situazione è strabiliante.
I 4 escursionisti preparano della carne, comprano delle birre ed a mezzanotte si mangia tutti assieme. Poi a nanna, domani alzataccia per cominciare il tour.
Alle 6 tutti in piedi, o almeno il nostro gruppetto vacanze. Siamo 7, la macchina è ovviamente da 5. Due nel bagagliaio comodi comodi.
Albeggia mentre siamo già in marcia mangiucchiando merendine ed ascoltando techno.
Fa freddo ed ho sonno, ma sono felice ed in buona compagnia. La situazione è molto gioiosa, si scherza e si ride.
La prima tappa è Puerto Prat, un piccolo paesino ancora fuori dal parco nazionale, ci fermiamo in un belvedere sopra un lago.
Scendiamo assonnati dall’auto e ci accoglie un freddo terribile, il sole è coperto da grosse nuvole grigie e tira un vento gelido.

Ci scaldiamo con del mate e un po’ di biscottini chimici mentre ammiriamo il paesaggio, bellissimo nonostante il brutto tempo.
Ripartiamo alla volta della “Cueva del Milodón”.
Il Milodón è un mammifero estinto, un enorme antenato del bradipo che ha abitato l’estremo sud di Argentina e Cile.
Questo luogo è un monumento naturale costituito da 3 grotte dove sono stati trovati resti di Milodón. Entriamo in quella più grande, alta 30 metri e profonda 200, nella penombra l’ambiente è umido e tetro, perfetto per un animale così inquietante.
Piccolo particolare, grazie all’esperienza dei due coinquilini, paghiamo 2 entrate su 7, a prezzo ridotto perché residenti.
Avvicinandoci ancora al parco ci fermiamo al Lago Toro, già leggermente più svegli, ma con il freddo e le nuvole che non ci mollano.
Finalmente, dopo 150km totali, arriviamo all’entrata del Parco Nazionale Torres Del Paine.
Per pagare c’è da scendere dall’auto ed entrare in biglietteria, così i due esperti bugiardi si avviano lasciandoci in macchina.
Il risultato è strabiliante, siamo un team di stilisti che vanno a lavoro in uno degli hotel all’interno del parco. Tariffa: gratis.
Ci tengo a precisare che le entrate ai parchi cileni non si pagano allo stato ma ad un’azienda privata chiamata Conaf. Non che il governo attuale meritasse i nostri soldi.
Super soddisfatti del misfatto, sfrecciamo in auto dentro il parco e, come per magia, le nuvole si aprono e spunta un sole caldo e lucente sulle nostre teste.
Il Parque Nacional Torres del Paine si estende per la bellezza di 1’814 km quadrati (MILLEOTTOCENTOQUATTORDICI CHILOMETRI QUADRATI), al centro si erge una catena montuosa, dove spiccano le 3 torri di granito che danno il nome al parco.

La prima fermata è al lago Gray, scendiamo e con il sole che ci scalda percorriamo un cammino attraverso un bosco e un ponte tibetano per arrivare alla nostra meta.
Il lago è ampissimo e dietro di lui, in lontananza, un ghiacciaio incastonato tra due montagne cade a picco sulle sue acque.
Passeggiamo sulla riva arrivando vicini ad un blocco di ghiaccio galleggiante, turchese e splendente.
Tornati alla macchina ci dirigiamo verso il luogo dove pranzare, ma nel tragitto ci fermiamo ad ammirare uno Huemul che tranquillo si gode il sole sdraiato sull’erba.
Lo Huemul è una rara specie di cervo originario delle montagne andine, ha delle corna corte e spesse, come a creare una splendida corona.
Raggiungiamo finalmente il lago Pehoe, ai piedi della catena montuosa centrale.
Ci sediamo sull’erba a mangiare e con una vista meravigliosa ci gustiamo i nostri panini con pollo e maionese preparati prima di partire.
Ci raggiungono due aquile affamate, ma è severamente vietato dar da mangiare agli animali nei parchi, quindi custodiamo avidamente tutto il nostro cibo.

Dopo il pranzetto, saliamo su un piccolo monte per arrivare al mirador più spettacolare del parco.
Sotto di noi un dirupo che cade a picco sul lago, splendente grazie al sole che ormai batte forte in cielo. Sullo sfondo, l’intero gruppo di montagne si erge imponente ed in piena vista. Le nuvole passano veloci, accarezzando dolcemente le cime innevate.
Trascorriamo parecchio tempo li, ad ammirare e scattarci foto ricordo.

Poi però è di nuovo tempo di muoverci, abbiamo ancora molte tappe che ci aspettano.
Tutti e 7 in macchina e si riparte, direzione Salto Grande, ci stiamo avvicinando al centro del parco.
Il Salto Grande è una piccola ma bellissima cascata ai piedi delle montagne, mi colpisce molto il colore dell’acqua e quanto essa sia calma, quasi inspiegabilmente, fino al punto dove precipita.
Saliamo a piedi poco più su fino a raggiungere il Mirador Cuernos, dal quale i monti al centro del parco sono spettacolari.
Siamo molto vicini, le cime rocciose sono alte di fronte ai nostri occhi, con i ghiacciai infiltrati nelle loro insenature e le nuvole che si appoggiano morbide sulla loro punta. È uno spettacolo davvero emozionante, che trasmette imponenza per la sua maestosità, ma anche calma allo stesso tempo, per i colori e l’apparente lentezza nel movimento delle nuvole.

Tornati alla macchina, iniziamo la discesa verso l’uscita dal parco, fermandoci qua e là in punti panoramici e per chiacchierare con i Guanacos incontrati per la strada.
Il Guanaco è un antenato del lama, molto diffuso in Sudamerica, ha una faccia molto simpatica e uno sguardo fermo e sveglio.
Ti fissa, per minuti interi, senza muovere ciglio.

Tornando a casa crollo in un sonno profondo, siamo tutti molto stanchi.
Trascorro i giorni seguenti a riposarmi, con un via vai di persone che si fermano in CouchSurfing a casa del mio amico. Ormai sono uno di casa ed abbiamo legato molto. Anche lui partirà a Luglio, per percorrere l’America Latina zaino in spalla. Il piano era di fermarmi un paio di giorni, alla fine resto una settimana e me ne vado tristemente, ma sicuro che ci rincontreremo, un giorno, in giro per il mondo.

Tommy

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2020-02-16T04:11:08+01:00